Leggenda
La leggenda inizia alcuni secoli fa,
allorché la costa era mèta di improvvise
scorrerie da parte di terribili ed
agguerriti corsari i quali, con le loro
imbarcazioni facilmente manovrabili,
potevano in poco tempo approdare a riva,
razziare e quindi scomparire verso altri
lidi ed altre avventure.
I corsari in quel tempo conoscevano molte
vittorie poiché erano guidati da
Khayr-Ad-Din (detto: Il Barbarossa), il suo
nome veniva pronunciato con timore in molti
luoghi del Mar Mediterraneo giacchè di
persona le popolazioni avevano constatato
quale fosse stata la sua forza, la sua
furbizia e la grande capacità di comando.
Egli aveva appresso anni prima gli
insegnamenti dei più grandi dotti di Francia
e di Spagna, quindi la voce dei suoi padri
l’aveva inevitabilmente attratto verso
l’avventura.
Le coste Versiliesi erano paludose, la fitta
macchia, ove si annidavano le più disperate
specie di animali, costituivano quasi un
baluardo naturale contro la penetrazione dei
corsari, per di più ognuno degli agglomerati
– peraltro abitati da poca gente – pagava
una certa cifra affinché un gruppo di armati
sorvegliasse giorno e notte la costa per
buona parte dell’anno.
Khayr-Ad-Din sapeva anche questo: i suoi
attacchi non erano mai dettati dalla
improvvisazione. Quella notte, in un periodo
privo di sorveglianza, col mare in tempesta,
l’astuto e temerario corsaro giocò le sue
carte.
Sbarcò pericolosamente ed in silenzio,
quindi alla testa dei suoi uomini si diresse
verso l’interno: l’abitudine l’aveva ormai
reso abilissimo nel superare ostacoli anche
alla pallida luce delle torce.
Nella pianura echeggiò a lungo il grido di
terrore ed il canto dei ferri da
combattimento, poi, alle prime luci
dell’alba, ove la gioia del ritorno si
rinnova ogni volta, ed i brillii metallici
in armature e colorate vesti, sono armonico
accompagnamento di canti antichi nei quali
si parla di una Contrada che ha saputo
gettare il seme della fratellanza tra la
sabbia argentata e la fertile terra,
Khayr-Ad-Din dette il segnale del ritorno. I
suoi uomini avevano fatto gran bottino ed
egli era riuscito e rapire Marina del Ponte,
la più bella ed intelligente ragazza del
luogo.
Passarono gli anni, un giorno il capitano
che comandava la squadra a guardia della
costa dette il segnale di pericolo:
all’erta, i corsari!
La gente, memore delle angherie subite, si
unì sulla spiaggia ai soldati in attesa
armandosi alla meglio con forconi, zappe e
vecchie spade; dalla sciabecca si staccò un
piccolo legno e grande fu la sorpresa
allorché accanto al volto fiero e temprato
dal sole del Barbarossa, si vide Marina del
Ponte.
Ella, appena che ebbe toccato terra ferma,
si avvicinò alla titubante folla spiegando
che, dopo il rapimento, aveva fatto in modo
che colui del quale era ormai divenuta
fedele ed unica compagna, abbandonasse
quella vita ove le mani si sporcavano
sovente di sangue. Khayr-Ad-Din aveva
portato ricchi doni per gli abitanti del
luogo i quali – ormai tranquilli –
festeggiarono per tre giorni e tre notti il
ritorno di Marina.
Ogni anno, disse Marina del Ponte prima di
andarsene – torneremo a suggellare la
amicizia delle nostre genti con la festa
della Primavera.
Così fu, e la tradizione continua anche oggi
nella partecipazione al Palio.